II DOMENICA DI AVVENTO (B) 2020
Nel nostro cammino di Avvento, ricco di quattro Domeniche, Domenica scorsa proponevo un “Avvento al contrario” (qui il testo dell’omelia), dicevo che l’Avvento è far posto a Colui che ci aspetta, a Colui che ci cerca: è far posto al divino. E mettevo a fuoco una cosa: che far posto al divino non vuol dire una Messa in più, una preghiera in più. Far posto al divino vuol dire che in tutta la giornata vivo davanti a Dio, alla sua presenza, vivo con Dio, ogni giorno, per tutto il giorno.
Oggi, in questa II Domenica di Avvento, l’invito si fa più preciso e l’invito è a fare due passi. Primo passo: fare spazio allo Spirito Santo; secondo: fare spazio al Vangelo.
Fare spazio allo Spirito Santo. Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. “Vi battezzerà in Spirito Santo”.
Capita oggi nella Chiesa. “Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Il Vangelo, che vuol dire buona notizia, è questo: che Gesù è contemporaneo, Gesù, il crocifisso, è il risorto, è il vivente ed è in mezzo a noi. Per questo da sempre la Chiesa dice: “Questo è il mio corpo”, e lo dice un prete, ma noi sappiamo che è la presenza di Gesù contemporaneo che dà senso a quel Sacramento, a quell’Eucaristia, a quella Confessione: “Io ti assolvo”, “Io ti battezzo”, “Questo è il mio corpo”.
Mi piace molto questa formula che dice: “Cosa sono i Sacramenti che oggi celebra la Chiesa?”. Sono i miracoli che Gesù fa oggi. Soltanto che i cristiani hanno dimenticato questa profondità e dimenticano che la Domenica stanno celebrando un miracolo di Gesù presente oggi in mezzo a noi. E, allora, cosa capita durante i Sacramenti, durante questa Messa, quando leggiamo la Parola? Che ci viene regalato il respiro di Gesù, appunto, ci viene regalato lo Spirito Santo, la vita di Dio, la vita eterna.
Anche questo merita una piccola sosta. C’è un autore a me molto caro, Henry Nouwen, che ha scritto: “Per la maggior parte dei miei anni ho parlato della vita eterna come della “vita dopo la morte” – quando pensiamo alla vita eterna, alla vita divina pensiamo all’aldilà – ma la vita eterna è la vita con Dio e in Dio oggi, e Dio è dove io sono, qui e ora. La vita in Dio non dobbiamo aspettarla come qualcosa che avverrà più tardi. E’ l’attiva presenza di Dio al centro della mia vita”. Quanti di noi, quanti cristiani fanno questa esperienza della presenza di Dio, della vita con Dio, della vita in Dio?
Ma attenzione! Lo Spirito Santo può entrare se noi vogliamo. Il grande tema della libertà è da collegare all’amore e da collegare alla fede. E’ da collegare con l’amore. L’amore ha a che fare con la libertà. Quando un amore è obbligato, quando un amore è forzato, non fa felice né chi lo offre né chi lo riceve. Il grande tema della libertà ha a che fare con la fede e nel mondo abbiamo metà del mondo dove la fede è perseguitata, dove la fede non è libera. Invece la fede ha a che fare con la libertà. Noi siamo qui oggi perché vogliamo fare un cammino di libertà.
Però attenzione! L’essere qua col corpo non è sufficiente. Il nostro Dio non ci cambia a nostra insaputa. Siamo qua a Messa, una buona parola, un po’ di musica, vado a casa un po’ cambiato. Non funziona così. Per fare un’esperienza della liturgia devi celebrare, devi farti delle domande. Vieni qua con delle domande, vieni qua con delle sofferenze, con dei sogni e li metti qua davanti al Signore. L’esempio che mi viene in mente è quello del roveto ardente, di Mosè che vede questa pianta che brucia e si fa questa domanda: “Cosa vuol dire questo roveto ardente?”, e incontra Dio.
E’ come se per il nostro compleanno ricevessimo tanti regali e li mettessimo da una parte senza scartarli; quando uno li scarta, capisce che è un regalo e cosa c’è dentro. Molti cristiani non scartano la Parola di Dio, non scartano l’Eucaristia, non fanno domande; sono abituati, fanno la Comunione, ascoltano la Parola ma non c’è cammino, non c’è percorso, non c’è incontro, non c’è una dialettica; qualche volta può essere anche pesante però la Parola di Dio e, poi, la nostra vita e quel Pane spezzato e la nostra vita non riesce mai a spezzarsi, ad aprirsi agli altri.
Allora capite come è importante saper celebrare. Questo venire qua la Domenica, spalancare l’intelligenza, spalancare il cuore perché qualcosa di bello capiti dentro di noi perché celebrare vuol dire fare nostro il progetto di Gesù.
L’immagine che uso è quella del vento e della vela. La vela deve catturare tanto vento sennò non va. Occorre catturare tanto vento, il vento della Parola di Dio e il vento dell’Eucaristia. Provate a pensare quanti cristiani perdono l’Eucaristia. Ma quanti! Ma se l’Eucaristia ci fa cristiani e tu non hai fame dell’Eucaristia e se tu magari vai a Messa come messante ma non mangi questo Pane con profondità, come sciupiamo la nostra vita! E come appunto la vita divina non entra in noi che siamo come un sasso e l’acqua e il vento dello Spirito Santo passano sopra e niente va dentro.
Ultimo punto, secondo passo: fare spazio al Vangelo. Cioè torniamo a leggere il Vangelo. Chi lo legge da tanto tempo e lo legge spesso, lo legga ancora. Vi racconto la mia esperienza. Ogni Lunedì leggo il Vangelo della Domenica successiva e penso a quello da dire a voi che attraversi, faccia sognare, cambi un po’ la mia vita e la vostra vita. Ma quante volte io ascolto un prete, io che ho tanti anni di Messa, che dice una cosa che io non ho mai pensato e dico: “Ma che bravo!”. Magari anche parlando con qualcuno di voi faccio questa esperienza oppure in questi giorni don Francesco mi legge le riflessioni che ogni giorno a turno i giovani scrivono sul loro gruppo e io dico: “Ma io questa cosa qui non l’ho mai pensata! Perché?”.
Poi c’è un testo che mi ha spiegato bene questa cosa. Fu chiesto al rabbi Levi Isaac: “Perché in tutti i trattati del Talmud babilonese manca la prima pagina e ognuno comincia con la seconda pagina?”. Egli rispose: “Perché per quanto un uomo abbia studiato, deve sempre ricordarsi che non è ancora arrivato alla prima pagina”. Che bello! Essere aperti, saper ascoltare, saper leggere, farci domande, qualunque età abbiamo.
E per chi invece fa fatica, non ha la forza di prendere in mano il Vangelo, quasi mai ultimamente l’ha preso in mano: “E’ l’Avvento. Dai, leggi il Vangelo!”. Ogni pagina del Vangelo è sempre un nuovo inizio che dice: “Comincia”. C’è una parola, c’è un episodio, c’è un personaggio che ti dice: “Dai, ricomincia, mettiti in cammino”.
Abba Poemen, un padre del deserto, ha detto: “La natura dell’acqua è molle, quella della pietra è dura ma un vaso appeso sopra la pietra, gocciola, gocciola, gocciola e fora la pietra. Così anche la Parola di Dio. La Parola di Dio è tenera e il nostro cuore è duro. Tuttavia se l’uomo legge e ascolta spesso – spesso – la Parola di Dio, il suo cuore si apre ad amare il Signore e ad amare il prossimo”. Questo è il mio augurio.
Don Luciano Marchetti,
Pievano di Borgo San Lorenzo





