MUGELLO – Paolo Cocchi, già sindaco di Barberino di Mugello, ed ex-assessore regionale alla cultura, per anni ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza di una lunga e complessa inchiesta della magistratura. La sua riflessione, che ha inviato al “Filo”, sul prossimo referendum sulla giustizia, è quindi significativa
Ho riflettuto molto prima di arrivare alla conclusione di votare NO al prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Le mie perplessità nascevano dal fatto di essere stato, una quindicina di anni fa, coinvolto direttamente in un caso che credo si possa serenamente dichiarare di “malagiustizia” (documentato assieme ad altri casi nel libro di Ermes Antonucci I dannati della gogna, Macerata 2021). In quelle penose circostanze vidi avverarsi sulla mia pelle i timori a più riprese espressi dalla cultura garantista del nostro paese. Alla fine ottenni giustizia ma a prezzo di una “gogna” durata sei anni che mi costò la “carriera” politica e, momentaneamente, l’onore pubblico (e ciò fu assai più doloroso).
Cosa sperimentai nel mio caso? Provo a fare un elenco:
1. L’impianto accusatorio era debole e raffazzonato, molto poco professionale, inconsistente e tuttavia fu portato avanti con pervicacia e insistenza dai PM fino alla smentita finale, nonostante un’assoluzione in istruttoria contro la quale la procura ricorse in Cassazione. Perché tanto immotivato accanimento?
2. Fin dall’inizio pervennero alla stampa le registrazioni delle intercettazioni telefoniche di cui ero stato oggetto e che, sapientemente montate da alcuni giornalisti, che non posso che definire complici, costituirono attorno alla mia persona un clima di sospetto e di conferma anticipata di colpevolezza. Chi commise il reato di diffusione di atti segretati?
3. La politica di sinistra si rivelò timida e debole, se non acquiescente e sperimentai attorno a me, assieme alla convinzione diffusa della mia innocenza una sostanziale paura di intervenire pubblicamente in mia difesa.
4.Un’insopportabile lunghezza dell’iter processuale. Sei anni di “purgatorio” per vedersi confermato dal giudice del dibattimento ciò che il giudice in istruttoria aveva già sentenziato cinque anni prima, con identiche motivazioni.
In altre parole sperimentai un certo tipo di strapotere inarrestabile e vendicativo delle procure, una connivenza “politica” tra procure e stampa, una debolezza della politica di fronte alla pubblica accusa e l’inefficienza della macchina giudiziaria. Quindi: se i magistrati fossero stati meno “protagonisti” e più professionali; se non ci fosse stata la gogna mediatica; se la politica si fosse pronunciata almeno con una sospensione del giudizio pubblico; se il processo fosse stato rapido, il mio passaggio dalla giustizia sarebbe stato più “giusto”, meno invalidante per me e più degno di un paese civile.
Questi argomenti, che ho da tempo maturati, ricorrono a gran voce nei sostenitori del SI. Sarebbe dunque logico che io mi schierassi dalla loro parte. Ma, mi chiedo: in quale modo una separazione più netta delle carriere e il raddoppiamento del CSM, con l’aggiunta di un Alta Corte, potrebbero ovviare a questi problemi? Che “ci azzecca” questa riforma costituzionale, con la durata dei processi, con il giustizialismo della stampa nazionale, con il protagonismo politico e la cialtroneria professionale di alcuni magistrati? Molti sostenitori del Si sostengono addirittura che dalla riforma il ruolo dei PM ne uscirebbe “rafforzato”. E allora?
Allora viene da pensare che la riforma non sia una vera riforma ma una “partita” che una certa parte politica vuole giocare ad ogni costo contro una certa magistratura che non si fa intimidire e mantiene alta la bandiera della legalità contro le tendenze autoritarie che si stanno manifestando qua e là in Occidente. È vero che il protagonismo di alcuni magistrati richiede atteggiamenti correttivi più severi, ma ad adottarli dovrebbe essere una Magistratura che si auto punisce nella piena autonomia costituzionale, già dall’ordinamento vigente garantita e dotata di strumenti idonei. Quanto al “giustizialismo” strisciante della stampa e della pubblica opinione e al discredito che ha colpito la politica, credo che né questa riforma né altre possano farci alcunché. Anzi, l’arroganza e l’impunità di cui questa destra trasuda non faranno che peggiorare le cose.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – febbraio 2026





