MUGELLO – Ha fatto arrabbiare molti l’ordinanza che vieta ai non addetti ai lavori l’accesso al torrente Rovigo, oggetto nelle ultime settimane di grande attenzione visto il quantitativo impressionante di rifiuti si è riversata nel corso d’acqua. E Giovanni Zorn, tecnico forestale e profondo conoscitore dei luoghi dell’Appennino, contesta la decisione: “Il volontariato importantissima risorsa, come lo è stata in molti eventi disastrosi”.
L’arrivo dell’ordinanza di divieto di raccolta rifiuti sul Rovigo ha congelato le azioni, più o meno coordinate, che diversi gruppi di volontariato stavano programmando per i prossimi giorni.
Pur sapendo che da sola non è e non può essere risolutiva, quella del volontariato resta comunque importantissima risorsa, come lo è stata in molti eventi disastrosi.
Sono del tutto comprensibili per preoccupazioni della prefettura e dei sindaci per la possibilità che numeri consistenti di persone si accingano alle operazioni di pulizia che sicuramente sono delicate e dislocate in un’area montana a tratti molto impervia, ma va detto anche che tra le associazioni di volontariato ce ne sono alcune molto esperte e che ci sarebbe stata la possibilità di creare una zonizzazione funzionale alle caratteristiche di ogni gruppo. Invece è stato dato per scontato che le persone non siano in grado di assumersi ciascuna le sue responsabilità. È stato scelto un blocco passivo a fronte di una responsabile scelta attiva.
Adesso i gruppi di volontariato si trovano con le ali tarpate e con un crescente senso di rabbia e frustrazione alimentato anche dal fatto che le azioni condotte fino ad oggi non appaiono così massicce e risolutive come la gravità della situazione richiede. Chi si è recato sul cantiere della frana, a quindici giorni dall’evento, non ha avuto la sensazione di un dispiegamento massiccio di risorse.
Siamo sicuri che anche agli enti pubblici interessi la risoluzione della situazione, e sappiamo che stanno impiegando energie e risorse per farlo, ma dobbiamo anche essere coscienti che le azioni pubbliche sono spesso lente, pachidermiche. Sappiamo che soprattutto i piccoli comuni di montagna non hanno una struttura adeguata ad affrontare una catastrofe ambientale di tale portata, per questo è necessario attivare con la massima urgenza gli strumenti amministrativi tipici delle grandi emergenze.
È necessario a mio avviso porre l’attenzione anche su aspetti meno pratici ma sicuramente importanti. Con queste ordinanze si blocca qualcosa di più delle mere azioni concrete, si blocca lo slancio di condivisione emotivo, la voglia di fare disinteressata. Si getta acqua sulle idee, sull’entusiasmo di centinaia, migliaia di persone che con altruismo vogliono promuovere e vivere attivamente una nuova coscienza ambientale a protezione dei territori che amano e che rendono preziosa la nostra montagna.
Anche se stiamo vivendo giorni cupi in cui la Primavera, quella della rinascita e dei colori stenta ad arrivare, siamo ancora convinti che si possa lavorare congiuntamente per una proficua soluzione attiva e che le energie positive che oggi vengono frenate possano esplodere con rinnovato vigore nel prossimo futuro.
Giovanni Zorn
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 marzo 2025





1 commento
I ragionamenti del dott. Zorn sono del tutto sensati.
Peccato che a Giani e Monni interessi meno di zero la tutela dell’Appennino Toscano, visto che è “lontano dagli occhi” di Firenze e dintorni, e porta (o toglie) pochi voti al rispettivo partito.
Ricordiamo ancora benissimo che, dalla conferenza dei servizi per l’approvazione di quell’autentico, colossale scempio che sta dimostrando di essere la centrale eolica industriale del monte Giogo di Villore, pur se riguardava LO SPARTIACQUE appenninico, vennero esclusi TUTTI gli enti del versante toscoromagnolo (Soprintendenza “romagnola”, comuni di Marradi e Portico e San Benedetto, Unione dei Comuni della Montagna Forlivese…). Per “precauzione”, la Regione chiese però… al proponente dell’impianto se, secondo lui, era il caso di convocarli, come se all’inquisito si chiedesse chi deve sedere del collegio giudicante. E ovviamente, il proponente rispose che, suvvia, non era il caso di… “aggravare il procedimento”.
Queste sono le persone che decidono del destino dell’ambiente di una delle regioni più belle del pianeta.