DICOMANO – “…Seppellito in Dicomano, ma vivo nelle mani di Dio, attende il giorno della liberazione Universale, quando finalmente “Dio sarà tutto in tutti e in tutte le cose”, per sempre (cfr.la lettera ai Corinzi 15,23)”
Con queste parole Don Remo Collini salutava Don Lino Checchi parroco di Dicomano morto il 20 febbraio 1991. Di lì a pochi giorni sarebbe stato proprio lui, Don Remo, il nuovo parroco di Santa Maria a Dicomano.
Oggi queste parole riecheggiano tra le navate della Pieve, proprio oggi che il Signore ha chiamato a sé anche Don Remo.
Ordinato sacerdote il 28 giugno del 1953 Don Remo Collini ringraziava spesso i suoi genitori per non averlo mai spinto verso il sacerdozio né ostacolato quando decise di prendere i voti. Classe 1930, uno tra i preti più amati del Mugello e uno dei più importanti uomini di cultura della nostra terra, formatosi con Don Enrico Bartoletti ed uno dei primi cattolici in Italia, in epoca pre-conciliare, a riconoscere pubblicamente la teoria darwiniana dell’evoluzionismo. Un uomo dalla conoscenza infinita, capace di spaziare da Jung a Mario Luzi, passando per la storia dell’arte con estrema naturalezza. Aveva insegnato religione in un istituto d’arte fiorentino e ne era molto orgoglioso: insegnare ai futuri artigiani a riconoscere la fede nelle opere d’arte era per lui prima di tutto un arricchimento, un dono di fede ed una grande gioia.
In Mugello arrivò negli anni ’60 a Caselle di Vicchio, nella Parrocchia di San Cassiano in Padule. Insegnò religione alle scuole di Vicchio e tanti suoi ex allievi lo ricordano ancora spiegare con passione e conoscenza le religioni del mondo, dal buddismo al taoismo fino al confucianesimo. Ed è a Vicchio che nella sua infinita sete di conoscenza Don Remo si mise a studiare Giotto, arrivando alla conclusione che in realtà il grande maestro della pittura sarebbe nato a Padule e non a Vespignano. Una tesi ripresa da tanti studiosi e oggi più che mai accredita. Come dimenticare la canonica di Caselle con i tavoli pieni di libri, i suoi gatti e soprattutto densa di quella immensa dedizione per il prossimo, il debole, il povero che ha sempre distinto Don Remo. Un sacerdote per gli altri, per i poveri, per gli emarginati. In silenzio, senza tanto clamore. Te ne accorgevi perché non aveva più il cappotto, donato a chi ne aveva più bisogno, o perché viaggiava con le scarpe rotte perché quelle “meglio” le aveva date a chi non ne aveva.
A Dicomano non fu facile, all’inizio, capire Don Remo. Ma quelle omelie che spaziavano dall’arte, alla storia, che passavano al microscopio ogni versetto del Vangelo e quel suo essere pastore umile e quel suo mettere in pratica il Vangelo con la stessa concreta umiltà, piano piano entrarono nel cuore di tutti i suoi parrocchiani. E oggi tante generazioni lo ricordano celebrare matrimoni, disegnare gli adesivi della Rificolona al grido di “se il cor non brucia il mondo non si accende”, fare schizzi di ogni genere sui primi fogli che aveva sotto mano, coccolare il gatto “Carota”, battezzare con tanta gioia tanti bambini, scherzare con i bambini del catechismo, intrattenersi con tutti al Circolo MCL.
Fino al 2008, quando con l’arrivo del nuovo parroco Don Carlo Ballerini, Don Remo, da buon “cappellano”, si ritirò nell’appartamentino, sempre però disponibile con tutti, grato al Signore di averlo fatto arrivare al traguardo dei 65 anni di sacerdozio (articolo qui), proprio lui che a tre anni era scampato al vaiolo.
Don Remo Collini, che da qualche tempo si era ritirato nella casa dei sacerdoti di Firenze, lascia un segno nella comunità cristiana e in quella laica. Un segno ed un ricordo nel cuore di tutti.
Oggi alle ore 20.30 lo ricorderemo e pregheremo per lui durante la Santa Messa nella Pieve di Dicomano.
Serena Pinzani










4 commenti
Sentite condoglianze al convitto di Fi che lo hanno assistito con tutto l’amore e l’affettuosità.
Ricordo il primo incontro con don Remo Collini. Mi volle accompagnare da lui a Dicomano, nel 2005 circa, Nanni Banchi, allora presidente del centro documentazione e studi don L. Milani di Vicchio. Poi venne a Barbiana, nel corso di una delle numerose visite a don Lorenzo Milani, a parlarci della sua conoscenza personale del priore di Barbiana. Sono stati incontri indimenticabili con un prete che ha camminato nel vangelo dalla parte degli ultimi.
Don collini non era solo questo. Con lui la parrocchoa delle caselle, attraverso un padre bianco aiutava il movimento di liberazione del Monzambico di Marcelino de santo poi divenuto presidente.
Mi ricordo quando il giovedì dopo cena ci incontravamo per leggere e commentare libri come “Marxs e la bibbia”.
Posso testimoniare come il Collini aveva previsto l’esodo inarrestabile dall’Africa verso l’Europa.
Io mi sento fortunato di averlo conosciuto…..