Impianto a biomasse di Petrona, cresce l’attesa per l’autorizzazione dell’impianto a pellet. Arrivati al SUAP dell’Unione Montana Mugello i documenti di Renovo s.p.a. E’ una provocazione. Sarà un nulla di fatto.
A volte sembra di vivere in una perenne telepromozione. Un turbinio multimediale che spinge a far credere, più che a convincere, come il proprio prodotto offerto sia il migliore, il più efficiente, il più economico, il più rispettoso per l’ambiente. Riassumo con un “di tutto di più”, spiega meglio il concetto. Via, di nuovo il tormentone delle biomasse. Sull’incapacità della politica, e di tutto ciò che vi ruota attorno, per non saper valutare l’inconsistenza di un progetto effimero. E sia. Da tempo, ormai, le attenzioni sono rivolte verso l’ufficio SUAP, dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello. Lì, dove dovrà essere presa la decisione di concedere, o meno, l’autorizzazione per una linea di produzione del pellet, da affiancare alla già prevista centrale a biomasse.Dubbi sull’intera iniziativa ce ne sono molti. Ed insieme a questi anche dei profili di presunta illegalità, documentale e procedurale, tuttora all’esame delle autorità competenti.
Nella precedente seduta della “conferenza dei servizi”, a settembre, l’ufficio SUAP chiuse i lavori con la prescrizione, al soggetto imprenditoriale, di integrare una serie di documenti per meglio valutare il loro progetto. Mi soffermo su uno di questi, il “piano di approvvigionamento” del legname vergine. Si chiedeva, nella fattispecie, di presentare dei contratti dettagliati con gli operatori forestali del settore. Con l’evidenza della loro organizzazione, e con l’indicazione del loro potenziale operativo, cioè quanta biomassa potessero movimentare. Non dimentichiamo mai il quantitativo di fabbisogno, 96000 tonnellate annue. Soprattutto dare conto su quali porzioni boschive, nel territorio del Mugello, s’intendesse dare corso al taglio ciclico, in regime di filiera locale.
Ebbene, ecco sono arrivati i documenti. Così non mi sono sottratto dal leggerli. Ancora una volta ne emerge un aspetto grottesco, che proverò a riepilogare. In quel marasma di carta, fra intenti principali e integrativi, non c’è alcun dato esaustivo. Un vero e proprio mausoleo alla tonnellata ignota, di biomasse, poiché non si riesce a capirne la provenienza. Fra le imprese del settore, quelle contattate ed impegnate per fornire la biomassa, ce n’è, si, una che dichiara la propria potenzialità, fino a 50000 tonnellate annue, ed è disponibile a consegnare il prodotto, il “cippato di legno detannizzato”. La società è il “Gruppo Mauro Saviola s.r.l.”, però il loro stabilimento è a Radicofani (SI), ad oltre 120 chilometri di distanza. Senza, ovviamente, alcuna certezza sul bacino di raccolta, di taglio, di quella biomassa. Suvvia, un po’ di serietà. Ma tutti quei bei discorsi, e le diapositive colorate, sulla “filiera corta”, “la ricaduta occupazionale per il territorio”, “il mantenimento e la gestione delle aree boschive locali”, insomma gli esercizi di propaganda, che fine hanno fatta? Bruciati nella cogenerazione, immolati sull’ara di un insensato affarismo, offensivo verso un territorio e la sua gente. Insomma, nella sostanza quello presentato non è un piano di approvvigionamento. Con indulgenza lo si potrebbe accostare ad un compitino, quasi ad una fiaba. Consapevoli che la realtà possa attingere ai sogni, ed altrettanto, che questi non siano acquistabili nei discount della vita quotidiana. Sicché sarà un nulla di fatto. Continuerà lo spettacolino della superficialità, sempre con la complicità della politica. Infine annoto una latente ignoranza, geografica e amministrativa.
E’ inconcepibile che a distanza di oltre due anni, questa società, proponente il progetto, non abbia ancora assimilato che il Comune ove dovrebbe sorgere l’impianto è quello di Scarperia e San Piero, non certo quello di Scarperia, che non esiste più. E vale la pena ricordarlo anche al distratto notaio di Borgo San Lorenzo, che ne ha autenticata la sottoscrizione degli atti. Ogni tanto, oltre vigilare nel raccogliere le firme, bisognerebbe rileggere quello che si scrive. Affatto una cattiva idea.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 novembre 2015




