Era successo. Chissà, forse la storia si ripete. Nel 1352 le oche, con i loro schiamazzi, salvarono Scarperia da un assedio.
Ora, proprio qui da noi, da qualche tempo, le oche hanno sembianze umane. Le si riconoscono in tutti quelli che, donne e uomini, hanno a cuore il rispetto delle regole. E sono tanti. Ovvio con i loro schiamazzi. Comunque, oche. Così dipinte ed inquadrate da una elite di seriosi benpensanti, i coscienziosi. Oca è usato anche come sinonimo verso colui, o coloro, dediti a dire sciocchezze.
Allora, ripartiamo da qui. “Questa è un’emerita sciocchezza. Chi fa certe dichiarazioni deve documentarsi correttamente”. E’ la frase proferita da Stefano Arvati, presidente di Renovo s.p.a., la società promotrice del progetto per l’impianto a biomasse di Petrona. L’ha usata almeno in due occasioni. La prima durante una trasmissione televisiva (programma Malacoda, di Teleiride, il 24 aprile). La seconda nell’intervista curata da Fabrizio Nazio, per questo giornale on-line.
Tuttavia, ho idea che non avrà più l’argomento per ripetersi. Partita chiusa. Almeno sul tema della sostenibilità per il reperimento della biomassa, nel contesto della “filiera corta”. Quella che lui, in modo tronfio, asserisce essere una “sciocchezza” è, invece, suffragata, come del resto la genesi sull’inadeguatezza di certa “sua” documentazione, da ineluttabili pareri accademici. Tocca al professore Claudio Fagarazzi, responsabile scientifico di iBioNet (International Biomass monitoring Network), del GESAAF (Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari Alimentari e Forestali), dell’Università di Firenze, intervenire per fare chiarezza sulla vicenda. Un ruolo da arbitro, con il supporto di una importante bibliografia di riferimento (25 pubblicazioni) per la stima della disponibilità di biomasse e per la valutazione del modello di pianificazione di nuovi impianti. La lettera integrale è disponibile e consultabile su questo giornale on-line (clicca qui per “lettera iBioNet”).
Non aggiungo alcun commento a quanto in essa contenuto. Ogni lettore può trarre, da solo, le proprie considerazioni. E’ giusto ribadire che questo documento di iBioNet, guarda caso, trae fondamento dagli stessi dati usati e presentati da “ilfilo.net”, ovvero fabbisogno 96000 tonnellate di biomassa, filiera 35 Km., disponibilità (potenziale, tutt’altro che certa) 52300 tonnellate : “impianto non sostenibile”. Sicché nessuna menzogna o artificio scorretto. Punto.
Mi concedo due righe, autoreferenziali. E mi scuso per farlo. L’aver presa posizione, denunciando un’informazione quanto meno inadeguata, su un tema molto delicato, mi aveva esposto ad inevitabili critiche, fors’anche al dileggio. Soprattutto, di accomunare a questa scelta anche un giornale on-line che aveva voluto ospitare i miei interventi, compromettendone la credibilità. Una situazione difficile. Oggi c’è la conferma che quanto scritto fino ad adesso era tutt’altro che una sciocchezza. Le oche, io con loro, non diverso da loro, a volte non sono soltanto un corollario da allevamento domestico. Anzi, la storia ci insegna, oltre quella di Scarperia, che in varie occasioni, le oche, hanno difeso il proprio territorio. Soprattutto, hanno dato il loro contributo a non farlo diventare terreno di conquista.
Gianni Frilli
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2015





