
MUGELLO – Si è spento, nei giorni scorsi, Luigi Consonni, importante figura mugellana, presidente onorario dell’Associazione “Il Delphino” e tra i fondatori dell’Associazione “Insieme”, da sempre impegnato nel volontariato. In molti lo ricordano con affetto e stima, sia gli amici di lungo tempo (articolo qui) che coloro la cui vita Luigi ha toccato per poco.
“Sono rimasta profondamente dispiaciuta – racconta un’amica – quando ho ricevuto la telefonata che mi avvertiva della sua morte. Ce lo aspettavamo ma, come sempre in questi casi, speri sempre di sbagliarti. Luigi è una grande perdita, non solo per chi lo conosceva, era una persona di grande cultura e di una profondità d’animo inimmaginabili. Il suo rispetto per chiunque era davvero sincero e lo dimostra la sua ‘carriera’ tra gli emarginati e gli ultimi della società. Ho avuto il piacere e l’onore di stagli accanto e di poter leggere ed essere destinataria delle riflessioni che condivideva con i suoi amici, parole che delicate ma profonde, paragonabili a vere e proprie poesie. Ha mantenuto, fino all’ultimo, una lucidità mentale, nonostante la malattia, incredibile. Grazie Luigi, di aver condiviso un pezzo della tua strada con me”.
Di seguito una riflessione sulla vecchiaia che Luigi Consonni ha condiviso con i suoi amici:
La nostra vita arriva a settanta anni, a ottanta se ci sono le forze:
la maggior parte sono pena e fatica; presto è finita e noi ci dileguiamo…
insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore. Salmo 90, 10-12
Tutta la nostra vita, dall’istante del concepimento all’ultimo battito del cuore è segnata dal tempo. Ogni stagione infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità, vecchiaia, ha avuto e portato con sé gioie dolori, attese, progetti realizzati, errori e fallimenti.
L’infanzia è il tempo della curiosità, l’adolescenza e la giovinezza dei progetti e dei sogni, degli entusiasmi, la maturità delle realizzazioni, la vecchiaia della quiete e dell’attesa.
La vecchiaia è contrassegnata dalla lentezza. I movimenti si fanno più fiacchi, i muscoli più deboli, la vista e l’udito si appannano, i ricordi a volte più nitidi, a volte più soffusi, la memoria arranca.
Si cerca l’essenziale e ci si rende conto di quante cose e preoccupazioni a cui abbiamo dato valore o che ci hanno angustiato alla fine dei conti si manifestano inutili e le preoccupazioni eccessive.
È il tempo delle domande. Il bambino e l’adolescente chiedono il perché degli eventi, delle cose che piano piano vengono scoprendo dentro di sé, attorno a sé. Più sono curiosi e più apprendono. Il vecchio ha altre domande, più che essere rivolto a conoscere il mondo e l’animo umano si pone domande esistenziali: da dove viene il mondo? Perché il dolore e la sofferenza? Perché la morte? Esiste l’aldilà?
L’anima è immortale? Cosa c’è dopo? Che cosa ne ho fatto della vita?
Domande e domande…… le risposte faticano ad arrivare e la ricerca non ha fine. Da sempre l’umanità si pone questo interrogativo ed ha cercato di dare risposte, diverse, interlocutorie, filosofiche, religiose, piene di speranza o cariche di dubbi…, ma la verità è sempre più in là, oltre i nostri limiti e continua a cercare, perché la sete di verità è una sete inestinguibile.
Invecchiare bene significa invecchiare consapevolmente, continuando a curare uno stile di vita dignitoso, facendo tesoro anche dei giorni più cupi, quando verrebbe da dire che la vecchiaia è di per sé una malattia, che “è brutto diventare vecchi”, come già dicevano i “nostri vecchi” quando noi non li ascoltavamo, ci sono perfino momenti e situazioni che ci fanno esclamare: “Meglio andarsene che restare qui così”.
Eppure … nessuna idealizzazione della vecchiaia, nessun tentativo d’indorare la pillola amara, ma solo la lucida coscienza che un uomo, una donna sono tali dalla nascita alla morte e il cammino che fanno vale la pena di essere percorso se lo si fa insieme agli altri e se gli altri sanno condividerlo.
Nella vecchiaia alberga anche la paura non necessariamente della morte, almeno per ora, ma della malattia invalidante che ti potrà togliere o diminuire le facoltà dell’intendere e del volere più che l’invalidità motoria, e la conseguente necessità di dover ricorrere agli altri, con il dispiacere di essere “peso”, di recare disturbo, di gravare sulle loro spalle
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 Novembre 2024



