MUGELLO – La recente riapertura – in occasione della Fiera Agricola – del monastero di Santa Caterina ripropone una questione che ormai dovrebbe essere affrontata con più determinazione e concretezza.
La questione è il riutilizzo del grande complesso storico, qual è il monastero. Le sue dimensioni, la sua localizzazione – in pieno centro storico di Borgo San Lorenzo -, il fatto che sia ancora in discrete condizioni, salvo qualche porzione che ha bisogno urgente di interventi, impongono non solo una sua salvaguardia ma anche un suo uso intelligente e appropriato.
Ci sono idee progettuali, ci sono o ci sono stati contatti, ma al momento la cosa non quaglia. Anche perché vi sono questioni complesse relative alla proprietà e soprattutto ai finanziamenti necessari, almeno 6 milioni di euro per l’intervento.
Ma per una cosa l’ex-monastero sarebbe perfetto: ospitare il museo di arte sacra del Mugello. Trasferendo il materiale che attualmente è al museo Beato Angelico di Vicchio, che ormai è contenitore inadeguato, sia da un punto di vista “estetico” che per l’esigua ampiezza degli spazi.

Il monastero di Santa Caterina invece si presterebbe molto bene ad ospitare le numerose opere d’arte sacra provenienti dalle chiese di tutto il Mugello. Si presterebbe bene per l’ampiezza – basterebbe il primo piano -, per le caratteristiche e la natura ecclesiale degli ambienti, e avrebbe proprio accanto quella che è già la più ricca e preziosa “pinacoteca” di arte sacra della zona, la pieve di San Lorenzo, che conserva un’opera di Giotto, l’unica presente in Mugello, insieme ad altre opere trecentesche, quattrocentesche, cinquecentesche. Diventando un unico luogo di esposizione, pieve e museo nel monastero di Santa Caterina, sarebbero un polo d’arte di straordinario valore e attrazione. Anche per i turisti.

Vicchio si metterebbe per traverso? Probabilmente no. Ha amministratori intelligenti, che saprebbero comprendere che un’operazione del genere sarebbe a beneficio di tutto il Mugello. E che i campanilismi sono dannosi per tutti.
Certo, ci vogliono amministratori locali che sappiano tessere la tela in modo opportuno. E che credano in questo obiettivo, rimboccandosi le maniche, consapevoli dei grandi benefici che ne verrebbero.
Del resto il progetto di portare la più antica e preziosa arte mugellana in quel luogo potrebbe attrarre più facilmente anche i necessari finanziamenti. Occorre muoversi, rapportarsi con l’Arcidiocesi di Firenze, proprietaria di gran parte delle opere d’arte in questione – comprese, quasi tutte, quelle presenti nel museo di Vicchio. Occorre muoversi con gli Uffizi, per capire se l’intendimento di decentrare una parte del patrimonio della galleria fiorentina, a cominciare da quello stipato nei magazzini, possa arricchire ulteriormente il museo mugellano. E lo stesso fare con l’Arcidiocesi, per ottenere il ritorno di preziose opere provenienti dalla nostra zona – come il bellissimo reliquiario di San Cresci o il presepio di Camoggiano, adesso nel deposito del Museo Diocesano a Firenze, per fare solo due esempi -.
La presenza del museo nel monastero, infine, potrebbe fare da catalizzatore per le altre idee a suo tempo formulate, compreso l’uso “commerciale” per la valorizzazione delle produzioni locali (articolo qui).
Ci sono altre idee? Se ne parli con chiarezza e concretezza. Quella, che qui abbiamo ipotizzato, potrebbe davvero rispondere all’esigenza di utilizzare in modo degno ed efficace questo luogo mugellano così importante per la sua storia religiosa, architettonica e artistica.
IL FILO
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 ottobre 2021


