
BORGO SAN LORENZO – Il sindaco da poco accolto nelle fila del PD porta avanti il suo programma di mandato. Incurante dell’arroccamento di alcune frange del partito di maggioranza di questo territorio porta in aula, e fa votare, l’uscita del proprio comune dalla società pubblica Pianvallico (articolo qui). Un voto unanime. Lo strappo.
Il colpo basso rifilato alla politica di governo del Mugello. Non inaspettato, perché oggettivamente da tempo meditato, certamente inatteso proprio adesso. Un sindaco, Paolo Omoboni, da poco, secondo alcuni, transfuga nel PD, da altri assurto a icona del cambiamento, che d’imperio coopta l’intero consiglio comunale per sancire il commiato dalla società pubblica Pianvallico. Un voto all’unanimità, liberatorio. Ecco che la biografia del sindaco borghigiano, nelle pagine di questo periodo, andrà rivista.
Certo la faccenda del cambio di casacca, non di campo, aveva fatto pensare ad un suo personale appiattimento ai dettami programmatici del partito di maggioranza di questo territorio. Forse un giudizio limitativo. O meglio, ineccepibile e scontato sul sofferto passaggio, chissà, da una lista civica al patronato del partito, tuttavia frettoloso nell’associare questa migrazione ad un accomodamento per un quieto vivere. In senso figurativo, politico. E, per chi è attento ai fatti di casa nostra, l’aver staccata la spina alla società pubblica Pianvallico, per anni il blasone dell’attivismo di una certa politica della zona, ecco che gli conferisce una indipendenza inusuale, coraggiosa, soprattutto rispettosa del proprio programma di mandato.
Sicché nell’assise borghigiana si è consumato il disimpegno, lo strappo. Prima preparato con un annuncio, quando Paolo Omoboni aveva detto: “La normativa sulle partecipate è cambiata parecchio negli ultimi anni. Le amministrazioni pubbliche devono dismettere la partecipazione di società per la produzione di beni e servizi, se non strettamente necessarie al perseguimento delle proprie finalità istituzionali” (articolo qui). Al segnale è poi seguito l’atto.
Ovvio, e non poteva essere diversamente, l’omelia del distacco ha riservate frasi di circostanza. Ponderate, pesate, anche edulcorate. Qualcuna con dati non corretti. Ha detto, “E’ anche vero che l’ultimo anno, bilancio 2015, dopo tre anni di perdita d’esercizio di 200/300 mila euro, ha chiuso in attivo”. Ciò in evidente difetto poiché in quegli anni, 2012, 2013 e 2014, la Pianvallico aveva chiusi i bilanci con forti disavanzi, per un valore globale di circa 989.000,00 euro. Cifre da capogiro, diverse da quelle enunciate dal sindaco. Mentre l’attivo del 2015 ammonta a 2.790,00 euro.
Nella sua ricostruzione sul ruolo della stessa Pianvallico ha poi voluto elargire, inopinatamente, anche un giudizio favorevole sulla questione biomasse. “Negli ultimi due anni la società ha dato elementi assolutamente positivi. Anche la vicenda della Renovo, seppur con il mancato investimento, ha portato nelle casse della Pianvallico una somma importante che ha permesso il bilancio in pareggio”. Laddove ci si coglie, più del giudizio, l’auspicio. Sì perché il beneficio di questo mancato affare è tutto da scrivere. Risvolti legali rilevati in atti e documenti, al momento, non danno alcuna certezza sull’esito bonario di questa vicenda.
Comunque, aldilà di queste sfumature, o punti di vista parziali, la linea dettata dal sindaco, che ha generata questa uscita dalla Pianvallico, ci restituisce la figura di una personalità forte, tutt’altro che assuefatta ad una politica già scritta.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 novembre 2016



