MUGELLO – Sono passati oltre 30 anni da quando cominciò a diventare realtà la strategia di fare del comprensorio Mugello Val di Sieve il distretto agroalimentare della Provincia di Firenze.
L’idea che stava alla base del distretto agroindustriale prevedeva il completamento delle filiere produttive nel territorio per dare ai prodotti agricoli del comprensorio un più alto valore aggiunto e consentire di rendere economicamente sostenibile la loro produzione.
Fu necessario convogliare in un unico progetto tutte le risorse economiche dei Comuni, della Comunità montana, della Provincia, della Regione Toscana e dell’Unione Europea allo scopo di attivare un complementare investimento privato straordinario molto difficile da mettere in campo.
Oggi il Distretto agroindustriale del Mugello e della Val di Sieve rappresenta un realtà economica molto importante. Nel Comune di Pelago, a Carbonile fu costruito da un Consorzio di produttori, grazie anche ad un contributo pubblico, un oleificio per frangere e valorizzare le olive della valle. Contemporaneamente nel Comune di Pontassieve fu costruita con un forte finanziamento pubblico la Cantina sociale VICAS per valorizzare il vino Chianti Rufina con un centro per la promozione e la commercializzazione attraverso la vendita diretta del vino e dell’olio. Al confine tra i Comuni di Dicomano e Vicchio la cooperativa il Forteto realizzò con un finanziamento pubblico notevole e determinante un grande caseificio, dove si trasformava in formaggi quasi tutto il latte ovino prodotto in Toscana, oltre un importante centro commerciale per vendere i prodotti dell’azienda: la carne dell’allevamento di vacche di razza chianina, la frutta e un grande vivaio. Nel Comune di Marradi fu costruita e attrezzata completamente con soldi pubblici la “fabbrica dei marroni” per la lavorazione dei marroni per il mercato del fresco e per la produzione dei marrons glacés.
Lo stabilimento nel tempo arrivò a occupare stagionalmente circa 80 donne e il suo fatturato arrivò a superare i 10 milioni di euro con una produzione record di due milioni e mezzo di scatole di marrons glacés: livelli produttivi che si sono mantenuti nel tempo. La cooperativa Agricoop nel Comune di Palazzuolo sul Senio costruì un caseificio per lavorare il latte bovino della zona e della vicina Romagna ottenendo un buon risultato con la produzione di formaggi freschi. Su promozione dei Comuni del Mugello coordinati dalla Comunità Montana la centrale del latte di Firenze mise sul mercato il Mukki Latte Mugello. Tra Borgo San Lorenzo e Vicchio fu realizzato con finanziamento interamente pubblico, per iniziativa dei Comuni e della Comunità Montana, il Centro Carni del Mugello e la gestione fu affidata alla cooperativa di Firenzuola CAF: un centro non solo per macellare ma anche per trasformare la carne macellata allo scopo di completarne la filiera.
In seguito, a dimostrazione del valore e della forza trainante di queste esperienze, se ne sono sviluppate spontaneamente altre che hanno ulteriormente arricchito il distretto agroindustriale: la più importante è la fattoria del Palagiaccio, una delle più grandi aziende agricole del Mugello con centinaia di capi di bestiame, che produce latte di elevata qualità ed è dotata di laboratori di trasformazione del latte e della carne, di un Centro commerciale per la vendita diretta in azienda e di altri punti vendita fuori del Mugello; è organizzata anche per la vendita online. L’ultima arrivata è l’Azienda Poggio del Farro di Firenzuola che negli ultimi anni ha raggiunto un fatturato di quasi 12 milioni di euro diversificando la sua produzione con prodotti di elevata qualità e costruendo una rete commerciale formidabile.
Negli ultimi anni tante altre piccole realtà hanno cominciato autonomamente a trasformare i loro prodotti arricchendo ulteriormente l’offerta del distretto. Anche la filiera del pane del Mugello prodotto con grani antichi – Verna e Senatore Cappelli- provenienti da coltivazioni biologiche locali, con farine macinate a pietra nei vari molini antichi restaurati e tuttora funzionanti, potrebbe essere utilmente potenziata attraverso un’espansione della rete di vendita del pane mugellano all’area fiorentina e a quella emiliano-romagnola, dove già viene venduta una parte consistente della produzione attuale.
Nel contesto del più ampio progetto di sviluppo locale a sostenibilità ambientale del Parco Produttivo, proposto nelle due Conferenze di programmazione di Rufina (1989) e di Pontassieve (1994), il successo del distretto fu un capolavoro del governo locale del Mugello: richiese molto coraggio e lungimiranza e ottenne grandi risultati non solo per la creazione di numerosi posti di lavoro, ma soprattutto per il grande beneficio a vantaggio dei produttori di vino e di olio, di marroni e per la sopravvivenza della zootecnia da latte e da carne. La zootecnia in Toscana è sopravvissuta e si è sviluppata soprattutto in Mugello grazie al Centro Carni costruito dai Comuni e dalla Comunità montana ed ha rappresentato e rappresenta tuttora un bellissimo esempio, di valore nazionale, di un positivo intervento pubblico in economia.
Anche se all’inizio queste molteplici realtà economiche hanno avuto bisogno dell’intervento pubblico, nei decenni successivi esse si sono ulteriormente ampliate, aumentando sia il loro fatturato che il numero degli addetti senza bisogno di ulteriori sostegni finanziari pubblici.
Oggi però il distretto comincia a manifestare le prime difficoltà indotte dai cambiamenti generali avvenuti nel contesto economico: basti pensare alla crisi della zootecnia e alla preoccupante vicenda della fabbrica dei marroni andata proprio in questi giorni alla ribalta dei media nazionali. Occorre quindi che i soggetti che hanno costruito il Distretto agroalimentare del Mugello – le istituzioni Comuni, Unione Comunale, Città metropolitana, Regione Toscana, e i produttori dei vari comparti con le loro associazioni – si mettano nuovamente insieme per fare un progetto che analizzi lo stato dell’arte delle varie filiere produttive con i loro punti di forza e soprattutto i loro attuali motivi di crisi. Gruppi misti di lavoro formati da operatori di settore, centri di ricerca e Università- potrebbero individuare le soluzioni innovative per aggiornare e ammodernare i sistemi produttivi con nuovi strumenti (disciplinari produttivi, comunicazione etc), nuove strutture e nuove tecnologie (automazione dei processi produttivi, rete commerciale online etc) che siano in grado di tenere le imprese sul mercato in modo autonomo e competitivo.
Né per nostra fortuna manca lo strumento politico e finanziario in cui una tale operazione di lungo respiro potrebbe trovare il proprio contesto adeguato sia per obiettivi che per risorse finanziarie: il PNRR!
Renzo Mascherini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 Gennaio 2022





2 commenti
Finalmente una testa pensante! Ecco l’importanza della memoria storica. Grazie Renzo!