VICCHIO – I sacerdoti e i diaconi del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Luca Gentili, diacono dell’unità pastorale di Vicchio.
Quella del 3 dicembre 2023 è la prima domenica di avvento. Tutti sappiamo che avvento è il tempo liturgico che viene prima della celebrazione del Natale del nostro Signore e che con questa espressione indichiamo proprio un tempo di attesa e di preparazione.
Infatti l’avvento non è mai un tempo di attesa passiva o distratta, ma un tempo di preparazione. Anche in quest’epoca di religione consumista, in Avvento ci diamo da fare per prendere un regalo per i nostri cari, per sistemare la casa per le feste, per accogliere amici e parenti che verranno a trovarci e magari a passare il natale con noi. Difficilmente qualcuno rimane fermo alla solita routine. E tuttavia c’è come un cambio di natura dell’oggetto dell’attesa che rischia di portarci lontano dal suo autentico significato e spesso proviamo come un senso d’ipocrisia buonista, che in qualche caso ci fa rimanere scettici e disillusi. Sentiamo quasi nostalgia di un Natale religioso.
Invece questa volta la Chiesa ci propone un brano di Vangelo secondo Marco in cui Gesù fa ai suoi discepoli un discorso escatologico, tutt’altra cosa di uno sguardo rivolto al passato; parla cioè di un tempo futuro in cui il mondo che essi conoscono sarà sconvolto, quando essi saranno provati nella fede, e che giunto alla sua pienezza vedrà la venuta del Signore nella sua gloria. Un tempo però di cui non ci è rivelata l’esatta manifestazione e del quale i discepoli dovranno cogliere i segni. I discepoli dovranno essere attivamente vigilanti.
Questa lettura aiuta anche noi a porci nel modo giusto in questo tempo. Occorre stare dentro un’attesa fatta di attenzione, in contrapposizione ad un’attesa distratta, sempre più piena d’impegni e che quindi ci “porta altrove” con la testa e con il cuore.
Non si tratta di trovare un altro dovere da imporci, un altro sforzo nella vita in cui già fatichiamo tutti quotidianamente. Si tratta piuttosto di vivere la relazione con Colui che viene nella pienezza delle nostre facoltà, svegli e pronti. Gesù ci dice che “è come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.” Possiamo dunque adempiere al nostro compito, quello che il Signore ci dà insieme al potere per svolgerlo; possiamo sentire su di noi la fiducia che ci viene data, senza farsela portar via dalle cose che non hanno nulla a che fare con la verità della nostra vita. Il portiere della nostra coscienza o di chi ci aiuta a non smarrirci in un mondo pieno di specchietti per le allodole vigilerà con noi e per noi. Si tratta infine di assumere una postura esistenziale di conversione al Dio che viene piuttosto che uno sforzo morale ulteriore in cui prodursi.
Perché il Signore viene, pieno di grazia e di verità e dobbiamo essere pronti ad entrare in quel tempo propizio, quel kairos, quando si presenta, senza rimanere distratti da chi ci vuole portar via dalla nostra gioia piena.
Diacono Luca Gentili
Unità Pastorale di Vicchio
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 dicembre 2023




