VAGLIA – E’ l’ultima domenica dell’anno liturgico, la festività di “Cristo Re”. Padre Ferdinando Perri, ci offre la sua riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale.
DOMENICA XXXIII: Gesù Cristo re dell’universo
Oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, celebriamo il Signore Gesù con il titolo di re dell’universo.
La sua regalità si pone all’inizio, al centro e alla fine della creazione: tutte le cose sono state create per mezzo di lui (inizio), tutto sussiste, vive e si muove in Lui (centro), tutte le cose riceveranno pienezza e luce da lui e per lui (alla fine).
Paolo nella lettera ai Corinzi dice: “Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre…perché Dio sia tutto in tutti”. Alla fine del mondo tutte le cose verranno illuminate dalla luce e dalla novità della risurrezione, ci saranno cieli nuovi e terre nuove. Nell’Apocalisse leggiamo: “Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più.” (Ap 21,1)
Tutto si concluderà nella bellezza, nella novità e nella gioia, non nella paura e nel terrore. Cristo non è padrone, ma servitore della vita; non è dittatore, ma Signore della vita e della storia, il re vivente degli uomini vivi. Cristo è fratello e amico dell’uomo, il servitore che si china dinnanzi a lui, si inginocchia e con delicatezza gli lava i piedi stanchi e feriti.
Sono i brani biblici che ci rivelano Gesù non come un giudice severo, ma come un pastore, un re-pastore. Ezechiele, nella prima lettura, descrive il vero pastore, figura del Messia, con verbi che suscitano commozione: egli andrà in cerca della pecora perduta e la ricondurrà all’ovile, fascerà quella ferita, e curerà quella malata, avrà cura della grassa e della forte e le pascerà tutte con amore. La regalità dì Cristo si esprime nel servizio amoroso a tutte le pecore, nel dono di se stesso.
Egli è un re che si circonda non di potenti e di ricchi, ma di peccatori, malati, sofferenti, ladri e prostitute. Gesù ci rivela indirettamente, nel brano del vangelo odierno, come egli ha esercitato la sua regalità durante la sua vita terrena: moltiplicando il pane, guarendo storpi e ciechi, sanando i malati, liberando coloro che erano sotto il potere di Satana; si interessa di ciascuno, si lascia toccare da tutti.
Cristo, Signore dell’era nuova: chi lo segue si rinnoverà con lui e in lui. Il brano del vangelo odierno ci inquieta, ci interpella, ci rivela che la fede senza le opere è morta e ci invita ad uscire dal nostro piccolo orticello e aprire il cuore, le mani, la casa ai nostri fratelli in necessità. Gesù stesso, al termine della sua missione, rivela che su questa disponibilità saremo tutti giudicati.
Noi saremo giudicati unicamente sull’amore dato e ricevuto.
Quando ascoltiamo questo brano evangelico entriamo in crisi perché le parole di Gesù penetrano e vanno a colpire la nostra indifferenza, la nostra insensibilità, il nostro egoismo e la nostra apatia.
Sarò ingenuo, ma sono tenacemente convito che oggi nel mondo c’è tanta bontà avvolta nel silenzio, c’è tanta fede nascosta, che si esprime nel servizio gratuito agli ultimi. Penso a tante case dove si ha cura di un anziano, dove un bambino disabile è accudito con tenerezza e senza clamori, dove si dà speranza a una persona tradita, abbandonata, separata. Penso a tanti genitori che danno ai loro figli beni e valori, fiducia e speranza, senza mai dire basta. Penso a tantissime persone che attraverso il volontariato servono con umiltà e generosità i poveri o i malati terminali, a volte a prezzo di umile e silenzioso eroismo.
Per loro il giudizio è già scritto: “Venite, voi che siete i benedetti dal Padre mio; entrate nel regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo”.
Tante esperienze dolorose e molte delusioni ci hanno resi freddi e calcolatori: ho fatto del bene ed ho ricevuto male, ho donato con gratuità ed ho ricevuto ingratitudine, mi sono affidato e fidato e sono stato tradito ed ingannato, ho perdonato e sono stato giudicato una persona debole e sciocca,… per cui mi sono chiuso in me stesso e sono diventato furbo e diffidente.
Le parole di Gesù: Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli non l’avete fatto a me sono allora come lance, che trafiggono il nostro cuore, spezzano tutte le resistenze e ci invitano a liberare la nostra bontà, infondono in noi un grande desiderio di riprovare ad essere buoni, a dimenticare il male ricevuto e a riprendere a vivere con bontà e con misericordia.
L’emozione che proviamo in questo momento dovrà diventare convinzione basata sulla fede e sulla speranza, perché solo l’amore potrà salvare il mondo, solo l’amore è via di salvezza per ogni uomo. Il brano del vangelo odierno ci mette anche in guardia rispetto a due atteggiamenti, entrambi sbagliati:
Primo: usare le persone per acquistare dei meriti, per ricevere da Dio il contraccambio (salute, beni,…) o per essere visti e lodati; chi usa la persona è riprovevole e senza dignità.
Secondo: vedere negli altri solo Gesù, annullando così di fatto la persona nella sua individualità; chi lo fa offende gravemente la persona, e in lei Gesù.
La festa odierna celebra la regalità di Cristo, ma anche celebra la regalità dell’uomo. La nostra regalità consiste nel servire i fratelli, infondere in loro fiducia e speranza, ma anche nel benedire tutti: i nostri fratelli e sorelle, che vivono accanto a noi, favorendo così la riconciliazione.
Come a Cristo re sta a cuore che ogni uomo viva nella pace, viva in modo dignitoso, che abbia il necessario per vivere, anche noi dobbiamo impegnarci a mettere un po’ di paradiso nelle nostre relazioni, a spargere semi di luce nel nostro comportamento e nella relazione con l’altro.
Signore, oggi, in questo momento storico così travagliato, c’è nel nostro cuore tanta tristezza, perché ancora il gesto di Caino nei riguardi di Abele si ripete continuamente nella nostra storia:
-bambini innocenti vengono uccisi, maltrattati, sfruttati e violentati. Il dolore innocente grida e con brivido ne ascoltiamo i lamenti;
-molti popoli combattono tra loro e non riescono a fare pace;
-i poveri chiedono pane, lavoro e dignità, ma sono ignorati e inascoltati;
-i giovani sono smarriti, insicuri, sfiduciati e a volte sono violenti, perché sono alla ricerca di senso e di bellezza;
-gli anziani sono sempre più soli e abbandonati.
Per tutto questo noi soffriamo. Ma nonostante tutto, noi abbiamo speranza, perché crediamo nella tua parola, crediamo in te che sei la pace e la fonte della vita, ma crediamo anche nell’uomo, nella sua bontà e nella sua capacità di compiere grandi cose, perché tu lo seduci continuamente con il tuo amore.
Signore venga il tuo regno, invia il tuo Spirito, perché spezzi ogni durezza ed infranga ogni resistenza e il tuo volto risplenda luminoso su tutti noi e il tuo regno rinnovi la faccia della terra.
Santa Maria, donna della misericordia e della bontà, aiutaci a spargere frammenti di amore, di gioia e di pace nei nostri incontri e nelle nostre relazioni, aiutaci a essere strumenti di vita per ogni uomo affamato, assetato, malato, carcerato, nudo e forestiero.
Fra Nando
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Novembre 2023





