BORGO SAN LORENZO – Don Luciano Marchetti, pievano di Borgo San Lorenzo parla oggi della figura di San Giuseppe, delle sue caratteristiche. E le attualizza, con indicazioni preziose per la vita di ognuno di noi.
In questa ultima Domenica di Avvento la Chiesa ci esorta a rivolgere il nostro sguardo verso Giuseppe di Nazareth, e lo fa con la pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato. Una pagina nella quale Giuseppe si presenta a noi con le caratteristiche che gli sono proprie; caratteristiche che siamo chiamati a considerare con attenzione perché, almeno un po’, possano diventare anche le nostre.
Giuseppe è l’unica figura di primo piano del Vangelo che non dice una parola. Così avviene nel brano di Vangelo odierno. È protagonista, eppure non dice neppure una parola. Quello di Giuseppe non è un silenzio sterile e vuoto. Quello di Giuseppe è un silenzio che corrisponde allo spazio che nella sua vita egli ha voluto sempre dare al Signore e alla sua Parola. Per Giuseppe il silenzio è il luogo privilegiato nel quale Dio gli si fa presente, lo spazio bello nel quale Dio gli parla, quel tempo nel quale egli ascolta la voce del suo Signore. Guardiamo a Giuseppe e consideriamo le nostre molte, troppe parole che impediscono alla voce di Dio di risuonare nel nostro cuore e di trovare spazio nella nostra vita. Ci avviciniamo al Natale. I sensi ci mostrano strade illuminate, vetrine addobbate, ristoranti affollati. Il tempo dell’Avvento dovrebbe caratterizzarsi per un po’ di silenzio in più così da lasciare che la Parola del Signore risuoni nel nostro cuore, metta radice, trovi casa. Noi ricordiamo quella canzone “Parole, parole, parole…” e niente di sostanziale. Ecco un primo insegnamento: silenzio, ascoltare la Parola di Dio, parlare giusto, qualche volta mordersi un po’ la lingua.
Giuseppe è l’uomo del sogno. A più riprese si dice che durante il sogno Giuseppe capisce: capisce la volontà di Dio, capisce quello che il Signore vuole da Lui, capisce il disegno di Dio sulla sua vita. È importante, allora, non fraintendere. Noi quando usiamo la parola sogno, speriamo che si avveri qualcosa o speriamo di raggiungere un obiettivo o uno scopo. In Giuseppe il sogno non è un’attività attraverso la quale egli progetta la sua vita ma è il luogo nel quale egli si arrende al progetto di Dio, alla volontà di Dio. Questo è il sogno nella Scrittura: il momento nel quale l’uomo non fa più progetti, non ha più in mano la sua vita, si arrende e abbraccia il progetto di Dio, il disegno di Dio, la volontà di Dio. Oggi guardiamo a Giuseppe e come lui vogliamo sognare, ma non per progettare noi la nostra vita, bensì per lasciare che il Signore possa realizzare il suo progetto, la sua volontà e il suo disegno, nelle grandi cose come nelle piccole cose, perché la volontà di Dio riguarda le grandi cose della vita ma anche le piccole, quelle quotidiane, quelle che ogni giorno siamo chiamati a vivere. C’è un testo attribuito a M. L. King: “Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle, ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello. Se non puoi essere una via maestra, sii un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Sii sempre il meglio di ciò che sei. Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere, poi mettiti a realizzarlo nella vita”.
Giuseppe è l’uomo della fede. I suoi progetti erano diversi. Non avrebbe mai immaginato quello che gli capitò con Maria. Davvero tutto era stravolto. Eppure si è fidato di Dio. Non ha avuto timore nel cambiare strada e procedere in modo diverso da come aveva progettato. In un santuario, insieme a tanti tradizionali ex voto, ce n’è uno un po’ singolare e originale: colui che ha lasciato questo ex voto nel santuario ha scritto: “Grazie, Signore, perché non mi hai esaudito”. Probabilmente questa persona aveva chiesto una grazia, questa grazia non gli è stata concessa, ma proprio nel non aver ricevuto quella grazia, questa persona ha capito di averne ricevuta una più grande e di essere stato ascoltato più in profondità dal Signore, che ha condotto diversamente la sua vita e, in quello, ha trovato la grazia vera. “Grazie”, allora scrive, “perché non mi hai ascoltato e mi hai condotto su strade migliori e più belle per me”. Giuseppe ha vissuto così, ha ringraziato il Signore perché i suoi progetti non si sono realizzati e ha permesso a Dio di realizzare un disegno ancora più bello di quanto lui potesse pensare. Entriamo nella fede di Giuseppe e fidiamoci sempre di Dio, quando ci sentiamo ascoltati e quando non ci sentiamo ascoltati, perché Dio ci ascolta sempre e sempre ci conduce sui sentieri migliori e più belli per il nostro bene autentico.
Infine la pagina del Vangelo si chiude fotografando Giuseppe che si alza e fa quello che l’angelo gli ha detto. Non discute. Non ritarda. Si alza e fa ciò che gli è stato ordinato. Come è bello questo atteggiamento di Giuseppe che prende sul serio la Parola di Dio e la mette in pratica subito, senza ritardi, senza mettere condizioni. Anche noi dovremmo avere questo stesso tipo di rapporto con la Parola che Dio ci rivolge. Quante volte, invece, facciamo finta di non sentirla. Quante volte capiamo che sarebbe quella la Parola da vivere, eppure omettiamo di viverla per comodità, perché ci pare di dover cambiare qualcosa della nostra vita che in quel momento non siamo capaci o non vogliamo cambiare. Giuseppe è un “uomo giusto” perché la sua esistenza è “aggiustata” sulla Parola di Dio. Guardiamo a Giuseppe: in lui non c’è separazione tra fede e azione; si alza e subito vive quella Parola. Possa essere così anche per noi.
Auguri, dunque, a tutti noi, per questa quarta Domenica di Avvento e per questi giorni che ancora ci separano dal Natale: auguri di essere tutti noi, come Giuseppe, una parola vivente di Dio.
Don Luciano Marchetti – Parroco dell’Unità Pastorale di Borgo San Lorenzo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 dicembre 2025


