VAGLIA – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di padre Ferdinando Perri, priore di Montesenario.
La colletta di questa domenica, che riassume il messaggio delle letture della XXII domenica, recita così: “O Dio, che chiami i poveri e i peccatori alla festosa assemblea della nuova alleanza, concedi a noi di onorare la presenza del Signore negli umili e nei sofferenti, per essere accolti alla mensa del tuo regno”.
Il legame con le letture della domenica precedente è costituito dal tema del banchetto, al quale si accedeva attraverso la porta stretta. E’ la terza volta che Luca ci presenta Gesù ospite di un fariseo e ogni volta propone un insegnamento sconcertante .
“Un sabato in cui era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare, essi stanno ad osservarlo con attenzione.”
Lo osservano con attenzione per coglierlo in fallo, ma anche Gesù osserva i loro comportamenti egoistici.
Cerchiamo di comprendere l’ insegnamento di Gesù :
La sala del convito è la metafora della vita:
scegliere i primi posti è un modo per dire che nella vita, nelle relazioni non dobbiamo sprecare energie per competere, per vincere e stare sopra gli altri, bensì mettersi all’’ultimo posto è vivere senza maschere e porre tutte le relazioni nella sincerità, nella trasparenza, senza inganni e pretese.
Non è facile assumere questa logica e vivere secondo la strategia della piccolezza, dell’umiltà e della pace nella verità e nell’amore. Scegliere il primo posto è cedere all’istinto di autoaffermazione, radice dell’egoismo e di ogni male e anche all’istinto di credersi sempre importanti.
Il Signore oggi propone di passare dal primo posto all’ultimo posto, dal potere al servizio, dal possesso alla condivisione senza temere confronti, senza incorrere nell’umiliazione di cedere il posto ad un altro.
Gesù propone di avere il senso del limite, di convincerci che accanto a noi ci sono persone più intelligenti, più competenti, e più importanti di noi, persone invitate ad occupare i primi posti per motivi conosciuti a colui che ci ha invitati. E così è da stolti sopraffare gli altri pretendendo di essere considerati e di essere riconosciuti come i primi della classe, proprio come i farisei che amavano occupare i primi posti nei banchetti.
“Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.
Gesù dice: Imparate da me che sono mite ed umile di cuore.
La Vergine santa nel Magnificat canta: egli ha guardato l’umiltà della sua serva.
L’umile attira lo sguardo di Dio.
Il brano deI Siracide recita “Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore. Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti. Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato.”
L’umile è colui che accetta se stesso per quello che è e per quello che possiede, riconosce i suoi limiti e i suoi errori ma anche i suoi doni e le sue attitudini. Si fida e sia affida a Dio come suo creatore e salvatore.
Non si sente autosufficiente, ma bisognoso di Dio e degli altri.
L’umile è colui che fruttare i suoi talenti e lì mette a disposizione degli altri, è sempre se stesso, non assume atteggiamenti falsi, non recita, e neppure si preoccupa di apparire o di scegliere i primi posti.
A volte abbiamo pensato che una persona sia umile quando subisce ogni umiliazione, ogni offesa, ogni provocazione e ogni calunnia.
Questa non è umiltà, ma perdita di dignità umana, a meno che uno non accetti di diventare martire. L’umile ha fame e sete di verità ,di bellezza e di libertà, e per questo desidera aumentare gli spazi del vero, del bello e della libertà con grande sapienza e con grande disponibilità. Accetta serenamente la contestazione, la correzione fraterna, la critica costruttiva e l’obbedienza responsabile, rifugge la violenza con la non-violenza, la menzogna con la verità, il negativo con il positivo, la schiavitù con la libertà, l’incoscienza con la responsabilità cosciente.
L’umile per non attirare l’attenzione degli altri aborrisce il vittimismo, l’anticonformismo, l’apparenza e la scelta dei primi posti, nel rapporto con gli altri preferisce stare nella circonferenza a mai al centro del cerchio. Sua unica preoccupazione è la gioia, donare e donarsi con gratuità.
Gesù dopo essersi rivolto agli invitati, ora indirizza la sua parola al fariseo, che l’aveva ospitato e lo invita a un gesto clamoroso, in quanto gli chiede di non invitare a pranzo parenti e amici, ricchi vicini e persone benestanti, ma poveri, storpi, zoppi e ciechi. Ancora una volta ci troviamo di fronte a una Parola sconcertante:
“Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”.
Questo brano emana il profumo delle beatitudini e aggiunge un’altra beatitudine
“Sarai beato perché non hanno da ricambiarti”, che significa beato colui che vive per gli altri senza ricevere una ricompensa.
Il mondo proclama beati i ricchi, i furbi, i prepotenti. Invece Gesù proclama beati i poveri, i miti, i puri di cuore. La Logica di Gesù è rivoluzionaria.
Il Signore ci chiede di donare gratuitamente senza pretendere il contraccambio. L’usanza degli inviti reciproci e delle scambievoli dimostrazioni di riconoscenza è proprio di un sistema corrispettivo e non di una logica Ccommerciale.
Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date.
Gesù chiede a ciascuno di noi e alle nostre comunità di imitare Dio Padre nell’amore gratuito e totale, offre senza compenso e senza ritorni e invita ciascuno di noi a riprodurre nel proprio amare i tratti caratteristici dell’amore benevolo e misericordioso e ci esorta ad imitare la sua magnanimità e bontà. Questa strategia di Dio è un modello radicale e diverso da quello offerto dalla società imperniata sul profitto e sull’interesse.
Secondo la psicologia la pura gratuità non esiste, invece esiste in tante manifestazioni di generosità compiute per amore, perché “il nostro unico impegno nella vita è far felice il fratello” (Vannucci) . Pretendere la ricompensa nella risurrezione dei giusti, è meschino perché il “donare” secondo il vangelo deve essere sempre gratuito , tutto quello che abbiamo l’abbiamo ricevuto dal Signore .
Diciamo spesso che è umano attenderci un grazie, ma se proprio lo desideriamo accontentiamoci di riceverlo anche solo con un sorriso e con gli occhi luminosi.
La novità cristiana del donare senza condizioni e senza confini scaturisce dalla testimonianza di Gesù che ha offerto la sua vita per pura gratuità e genuina generosità.
Padre Ferdinando Perri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 agosto 2022

