
SCARPERIA E SAN PIERO – Di recente l’Arpat ha inviato – aprile 2017 – una nota sull’inquinamento diffuso di Pianvallico (articolo qui), facente riferimento ad un Allegato B, prodotto dall’ufficio Tecnico del comune di Scarperia e San Piero, su cui è scritto: “… al fine di non inficiare in alcun modo le operazioni di bonifica, si rende necessario interdire in tutta l’area industriale di Pianvallico gli interventi di nuova costruzione…” Fatto confermato dalle situazioni di due importanti aziende che vorrebbero ampliare i propri capannoni e finora erano state bloccate nel farlo. Il sindaco Federico Ignesti replica: “Non si nega la situazione dell’inquinamento, che proviene dalla ‘notte dei tempi’, tuttavia quella nota Arpat e il documento allegato, sebbene siano di aprile, risultano ad oggi ‘datate’. Ci lavoriamo da oltre un anno e in questi due mesi l’ufficio tecnico comunale ha prodotto gli atti esecutivi che sbloccano le situazioni ferme e ormai ‘incancrenite’, dando la possibilità di costruire”.
Quale sarebbe la soluzione che ha trovato l’ufficio Tecnico? Risponde l’arch. Rodolfo Albisani: “La situazione dell’area inquinata di Pianvallico è nota da decenni. Nel 2013 la Provincia per conto dei due allora comuni di Scarperia e San Piero a Sieve produsse un piano di bonifica, che durò dal 2013 al 2015 ma che non riuscì a dare soddisfazione per tutti gli inquinanti individuati. Visto che il progetto non aveva prodotto il completo risanamento, è stata fatta l’analisi di rischio che ha portato alla ridefinizione del perimetro del vincolo edilizio in virtù della legge regionale 25 del 1998 attraverso la procedura dell’art.13 bis. All’interno della nuova area definita dall’ellissoide tratteggiato (foto), per poter costruire occorre fare delle indagini a cui Arpat deve dare un parere. All’esterno non ci sono vincoli, in entrambi i casi l’importante è non interferire con la falda acquifera, che è inquinata. L’equivoco è questo. Andando nel pratico infatti, lavori di ampliamento ai capannoni e nuove costruzioni, a meno che abbiano vani interrati, non vanno sicuramente a toccare la falda, che è in media a 8-12 metri di profondità. Attualmente non ci sono situazioni di questo tipo, tranne magari cisterne di gasolio interrate, ma sono strutture vecchie. Quindi praticamente si può costruire, e abbiamo fatto chiarezza e dato risposta, dal punto di vista edilizio, ad un problema che proviene da decenni: ridefinendo l’area e recependo una procedura da legge regionale, qualsiasi vincolo viene superato”.
E dal punto di vista della salute e della bonifica all’inquinamento diffuso? “Precisiamo. L’inquinamento diffuso non dà problemi per la salute umana, basta non bere l’acqua della falda, che può essere usata per scopi industriali. Il processo di bonifica dovrà comunque continuare, ma essendo un inquinamento diffuso, è un’operazione costosa. Stiamo cercando un finanziamento europeo, saranno necessari molti soldi perché è una situazione di tanti anni e particolare. Ma ci stiamo lavorando già da adesso”.
Massimo Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 giugno 2017
