MUGELLO – Ci sono giovani mugellani che hanno spiccato il volo, cogliendo importanti successi nella loro vita professionale. È bello e utile raccontarne l’esperienza, e ascoltare il loro giudizio sul futuro, sul lavoro, e anche sul Mugello. Stavolta abbiamo incontrato Marco Principe, che a Milano ha avviato una start-up, “Workbloom”, di recente invitata a una presentazione in Senato.
Marco, per iniziare, racconta un po’ di te… Che scriveresti in una tua autobiografia!?
40 anni di cui la metà trascorsi nel Mugello, tra vasche con la Mugello Nuoto dove ho imparato molto di più della sola tecnica e i banchi del Giotto Ulivi, anni di amicizie e di professori che facevano i docenti ma alcuni erano proprio maestri. Poi Modena per continuare gli studi, l’Inghilterra per iniziare a lavorare nelle Risorse Umane, e infine un anno fa il salto: affiancare al mio lavoro anche la creazione di una start up “Workbloom” con sette colleghi e scrivere anche un libro, giusto per non rischiare di avere tempo libero…
Oggi mi divido tra il ruolo di HR, la vita da founder e quello, decisamente più bello, di papà di Aurora, la mia bimba di 9 mesi. Più che un’autobiografia, servirebbe una miniserie… ma a puntate brevi, che il tempo scarseggia.
Ti senti un “cervello in fuga”?
I cervelli in fuga sono altri… io al massimo mi sono spostato con buon senso. Ho vissuto in Inghilterra, è vero, ma più per curiosità che per fuga. Oggi lavoro con colleghi sparsi un po’ ovunque, ma appena posso torno nel Mugello, dove sono cresciuto. Non è nostalgia: è che certi posti ti aiutano a tenere i piedi per terra, anche quando la testa è piena di idee.
Il nuoto agonistico con il mio allenatore Fabio Boni, in tutto questo, ha fatto la sua parte: se riesci a buttarti in acqua tutti i giorni anche quando i tuoi compagni sono in gita, poi affrontare fusi orari, startup e vita da papà ti sembra quasi una passeggiata. Quasi.
Qual è l’impatto con una grande metropoli? Quali gli aspetti positivi e quelli più problematici?
Ora vivo a Milano. Diciamo che, prima di arrivarci, la cosa che apprezzavo di più era il treno per tornare a Firenze..
Devo ammettere però che la metropoli ti accoglie… come un abbraccio multitasking: sei mani, cinque notifiche e un algoritmo che ti suggerisce di fare networking anche mentre ordini un caffè.
Da un lato c’è tutto: stimoli, opportunità, sushi alle due di notte. Dall’altro, una corsa continua, come se stessi cercando contemporaneamente il Wi-Fi più veloce e il senso della vita.
Il Mugello, per me, resta il tasto reset: silenzio, verde e persone che ti chiedono come stai davvero, e si fermano ad ascoltare anche la risposta.
Oggi il mondo del lavoro è molto cambiato. Quali sono le evoluzioni che hai già constatato, e quali le tendenze più forti? E magari anche preoccupanti?
Il lavoro oggi è diventato più fluido, più digitale, ma anche più esigente. La flessibilità è diventata un mantra, ma spesso senza un vero equilibrio. Tra le tendenze più forti vedo la ricerca di senso, l’attenzione al benessere mentale e il bisogno di autenticità nelle aziende. Tra quelle preoccupanti, invece, il rischio di burnout travestito da “passione” e l’illusione che lavorare ovunque significhi lavorare sempre.
Tu lavori nel settore delle risorse umane. Quali sono le peculiarità e i problemi che stanno emergendo oggi? E gli errori più comuni?
Le Risorse Umane non sono più solo buste paga e colloqui, ma lo spazio in cui si costruisce (o si distrugge) la cultura di un’organizzazione. Oggi bisogna saper creare ambienti di lavoro dove le persone non solo lavorano, ma crescono, parlano, si mettono in gioco.
Il problema più evidente? La distanza spesso abissale tra i valori scritti sul sito aziendale e quelli che si respirano nei corridoi (fisici o virtuali).
L’errore più comune? Pensare che basti un workshop motivazionale con slide a colori per cambiare una cultura. Il cambiamento vero è silenzioso, quotidiano, spesso noioso. E non fa stories su Linkedin.
La tua azienda Workbloom ha scelto un approccio innovativo nei servizi di consulenza alle imprese, ce ne vuoi parlare?
Workbloom vuole fare per la consulenza ciò che Booking.com ha fatto per il turismo: eliminare le barriere all’accesso. Oggi, trovare un consulente davvero competente è complicato: le aziende si affidano al passaparola, pagano costi elevati alle grandi Società o si perdono in un mercato frammentato e opaco. Dall’altra parte, tantissimi professionisti esperti, manager, consulenti, innovatori, faticano a rendere visibile e valorizzabile il proprio know-how.
Workbloom vuole risolvere tutto questo con una piattaforma semplice e meritocratica, che connette grazie all’intelligenza artificiale conversazionale creata con un Team di sviluppo in Pakistan, imprese e consulenti altamente qualificati a livello globale in modo diretto, molto veloce e sostenibile. Il cliente espone il problema, l’AI di Workbloom lo decodifica e individua il professionista giusto: perchè non similia a filtrare profili, ma attiva un processo su cui è stata istruita. I “Bloomer” – i nostri consulenti – decidono come, quando e su quali progetti lavorare, affiancando la consulenza alla propria carriera.
Workbloom è stata anche recentemente protagonista al Senato, so anche con una rappresentanza dal Mugello. Puoi raccontarci di più?
Si, a febbraio siamo stati invitati al Senato per presentare il modello Workbloom. Non era nei piani ma è successo. E ci ha ricordato che a volte basta un’idea condivisa, un po’ di coraggio e la voglia di esplorare nuove strade perché accadano cose che sembravano fuori portata.
In quell’occasione abbiamo deciso di non andarci da soli: abbiamo coinvolto 15 professionisti, imprenditori ed esperti da tutta Italia, per portare non solo una visione, ma anche proposte concrete. Tra loro c’era anche Fabio Boni, imprenditore del Mugello, prima mio allenatore, oggi un amico. Portarlo con me è stato un gesto naturale: credo nel valore dei legami, dei territori e delle persone che ti hanno accompagnato nel percorso.
Il 9 maggio siamo stati nuovamente invitati, stavolta nell’ambito dell’iniziativa “Futuro Made in Italy”, per parlare di come valorizzare il talento come leva per la competitività del Paese. Un riconoscimento importante, che ci spinge a continuare a lavorare su connessioni reali tra competenze, imprese e innovazione.
E forse il modo per raccontare meglio quello che stiamo vivendo è con le parole di Mario Andretti, un ex pilota di Formula 1, “se hai tutto sotto controllo, vuol dire che stai andando troppo piano”. E forse è proprio così che ci sentiamo oggi: fuori dalla zona di comfort e consapevoli che siamo solo agli inizi di questo viaggio, ma felici perché ogni nuovo passo ci sta insegnando qualcosa.
Infine, parliamo del Mugello visto da “lontano”: a tuo giudizio quali sono le opportunità maggiori che abbiamo? E quali le maggiori zavorre? Che suggerimenti daresti alle imprese e alle istituzioni locali?
Il Mugello ha tutto: natura, storia, comunità autentiche e una cultura del lavoro solida. Ma troppo spesso si guarda allo sviluppo come qualcosa che accade altrove, nelle grandi città. Il vero limite è il credere che innovazione, reti e opportunità non ci appartengano.
In realtà, oggi basta poco per connettersi al mondo: una visione aperta, la voglia di provarci e il coraggio di dire “possiamo farlo anche da qu”. Alcune imprese sono già così orientate ma bisognerebbe considerare un reale vantaggio competitivo la collaborazione con realtà fuori dal territorio, raccontarsi meglio, cercare competenze anche oltre i confini locali. Le istituzioni dovrebbero accompagnare questo processo, rendendo più facile attrarre talenti e investimenti, anche temporanei.
Il mio punto di vista? Custodire con orgoglio la propria identità, proteggerla con forte convinzione ma senza chiudersi a ciò che potremmo diventare. Il futuro può partire anche da qui, se lo guardiamo con occhi nuovi. Perché il Mugello non deve imitare nessuno: deve solo imparare ancora di più a far brillare quello che ha.
E se cominciassimo a crederci davvero, scopriremmo che il futuro non è altrove: è esattamente qui.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 maggio 2025






