MUGELLO – Fateci caso. La vita ancora non batte se affondi lo sguardo in un tabellone pubblicitario, sai, di quelli che si affacciano da un marciapiede, su una strada di paese, vicino a un teatro, a un cinema. L’ultimo spettacolo che occhieggia da manifesti strappati risale all’inizio di marzo: teatro Giotto, Borgo San Lorenzo. Traviata. Avevo i biglietti.
L’unico segno di vita che batte da un muro sono i necrologi. Manifestini poco più grandi di un giornale, in chiaro scuro. Proprio lì, davanti a quei fogli, è venuto meno per la prima volta il distanziamento sociale.
Lì, e di faccia a farmacie e supermercati. Infarcito di notizie sullo sviluppo del corona virus, poi ti immergevi nel quotidiano cercando di ricordare il volto di chi ci aveva lasciati. Che mestiere faceva, i parenti, io lo conosco, no, non so chi sia, ma era di qua? Al tempo della quarantena l’unica notizia di giornata di cui discutere a casa coi familiari. La discesa nel pozzo della realtà.
Il segno che tutto è cambiato, che nulla è cambiato.
Riccardo Nencini
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 giugno 2020




