MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta del parroco di Scarperia, Sant’Agata e Fagna, Don Antonio Cigna.
Luca 21,25-27
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
Il Vangelo accenna qui al ritorno di Cristo, nel momento conclusivo della storia, il giudizio universale, tema sempre sentito dai credenti di ogni tempo, ce lo testimoniano le molteplici e meravigliose rappresentazioni prodotte nella nostra storia dell’arte, ce lo testimonia anche quale sia la soggezione che certe composizioni pittoriche intendono
incutere, rappresentando la venuta di Cristo “con potenza e gloria grande”.
Molte volte nella storia della fede c’è stato chi proclamava a gran voce la potenza con cui Dio non mancherebbe di distruggere e spazzare via ogni male, amministrando una giusta punizione a chi la merita.
Ma il Vangelo dice un’altra cosa… il ritorno di Cristo, che Luca preannuncia “con potenza e gloria grande”, non sta a significare che alla fine il Signore mostrerà la sua onnipotenza facendo uso della forza, non dobbiamo affatto pensare a una resa dei conti in cui Dio abbandonerà la via dell’amore per fare uso della sua potenza. Se il giudizio finale fosse basato sulla forza, allora significherebbe che l’amore non basta, che l’amore è inutile e incapace di risolvere la domanda di senso dell’uomo e del creato intero. Aspettare una resa dei conti in cui finalmente Dio rivelerà la sua forza sbaragliando il male e i malvagi significa essere lontani dalla sua via e dai suoi pensieri, perché la sua
via è la via dell’amore e i suoi pensieri passano dal dono della libertà che è condizione necessaria all’amore stesso.
D’altra parte non dobbiamo sorprenderci se, ancora una volta, scopriamo che “le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri”.
E la via di Dio non passa dall’affermazione politica di Gesù, sperata dai suoi discepoli, ma dalla sua croce. La via dell’amore passa dalla croce, dal sacrificio e dal dono di sé, ce lo hanno insegnato le nostre mamme e le nostre nonne dando tutte loro stesse per i loro figli e i loro nipoti. Non è un caso dunque se nel Vangelo troviamo questo brano nel capitolo che precede l’ultima cena, la sera precedente alla crocifissione. La via di Dio non è quella della forza ma è quella di farsi carico con amore della nostra debolezza, facendosi debole anche Lui, a noi resta non tanto di essere irreprensibili nel nostro operato, quanto di credere… credere all’amore!
San Giovanni della Croce ci ha detto che “alla fine della vita saremo giudicati sull’amore”, al cospetto di Dio tutto ciò che non è amore si rivelerà privo di senso e senza motivo di esistere. E sarà il buono che c’è in noi, immagine di Dio, a farci rimanere nel libro della vita. Dio il cui nome è “il vivente” è amore, come ci ricorda la prima lettera di Giovanni, quindi la vita stessa e ogni esistenza trova il suo senso nell’amare e nell’essere amati. Ciò che è senza amore è senza vita.
Nessun giudizio, nessuna sentenza, nessuna potenza… solo Amore!
Iniziamo questo cammino in tempo di Avvento pensando al giudizio universale e al ritorno di Cristo “con potenza e gloria grande”, ma alzando lo sguardo già intravediamo il Natale del Signore, in cui la vera potenza consiste nel farsi piccino come un bambino e la gloria grande consiste nel farlo per amore. Il Natale già ci chiama e ci attira con invincibile dolcezza, mettendo davanti agli occhi della nostra mente la consapevolezza che solo l’amore può salvare la nostra esistenza dalla mancanza di senso.
Solo l’amore salva.
don Antonio Cigna




