
BARBERINO DI MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Stefano Ulivi, pievano di Barberino di Mugello.
Nel vangelo di questa Domenica metto in evidenza questi atteggiamenti di Gesù: va di Sabato alla sinagoga, insegna e guarisce. Vorrei riflettere sull’importanza del giorno della festa. Per gli ebrei era il Sabato volendo sottolineare il riposo di Dio al momento della creazione mentre per noi cristiani è diventato la Domenica per celebrare la redenzione: passione, morte e risurrezione di Gesù.
Il giorno di festa è importante per noi come lo era anche per Gesù. Egli stesso andava fedelmente il Sabato alla sinagoga (oggi si direbbe che andava a Messa la Domenica!) come ha detto l’evangelista Marco. Ma anche l’evangelista Luca ricorda che era un gesto che Gesù faceva con costanza: “Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di Sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere” (Lc 4,16)
Per la mia riflessione mi lascerò guidare dalla Nota della Conferenza Episcopale Italiana sulla Domenica “Il Giorno del Signore”, (da ora in poi GdS) del 15 Luglio 1984. Un testo che ha ormai quasi quaranta anni ma che mi sembra molto attuale. “Il ‘Giorno del Signore’ e ‘signore dei giorni’ (come lo definisce un sermone del sec. V dello Pseudo Eusebio di Alessandria), la Domenica è il giorno in cui la Chiesa, per una tradizione che ‘trae origine dallo stesso giorno della risurrezione’, celebra attraverso i secoli il mistero pasquale di Cristo, sorgente e causa di salvezza per l’uomo.” (GdS, 1)
“Se la Domenica è detta giustamente ‘giorno del Signore’ (dies Domini), ciò non è innanzitutto perché essa è il giorno che l’uomo dedica al culto del suo Signore, ma perché essa è il dono prezioso che Dio fa al suo popolo: ‘Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo’ (Sal 117, 24)” (GdS, 2)
Come ha scritto il grande papa S. Leone Magno ‘tutto ciò che Dio ha creato di più grande e di più sacro è stato da lui compiuto nella dignità di questo giorno: l’inizio della creazione, la risurrezione del Figlio suo, l’effusione dello Spirito Santo, ebbero ugualmente luogo in questo giorno. Per questo, nessun altro giorno è altrettanto sacro per il cristiano quanto la Domenica” (Epistola 9,1)” (GdS, 2)
Ai nostri tempi il giorno della festa ha perso “il suo significato cristiano originario per risolversi in un giorno di puro riposo o di evasione, nel quale l’uomo, vestito a festa ma incapace di fare festa, finisce con il chiudersi in un orizzonte tanto ristretto che non gli consente più di vedere il cielo” (GdS, 5). Gesù insegnava nella sinagoga e quindi per il cristiano la Domenica è anche un momento in cui impara a “fare della sua vita un dono, un sacrificio spirituale gradito a Dio, a imitazione di colui che nel suo sacrificio ha fatto della propria vita un dono al Padre e ai fratelli” (GdS, 12). Il nostro stile di vita contemporaneo però “ha svuotato la Domenica del suo significato religioso originario e tende a sostituirlo sia con la fuga nel privato sia con nuovi riti di massa: lo sport, la sagra, la discoteca, il turismo…” (GdS, 18)
Anche nel linguaggio possiamo notare questa svolta “pragmatica” che ha preso la Domenica: “si è passati dal ‘giorno del Signore’ al ‘week-end’, dal ‘primo giorno della settimana’ al ‘fine settimana” (GdS, 18). La Domenica è Dio Padre che ci invita alla festa per la guarigione della nostra anima così spesso stanca e affaticata dalla prova e dalla tentazione del maligno come abbiamo ascoltato nel Vangelo. “Disprezzare l’invito è grave colpa; declinarlo per seri motivi è causa di rammarico; prendervi parte stancamente significa privarsi dell’abbondanza dei suoi doni” (GdS, 26).
Gesù guarisce un indemoniato in giorno di Sabato, compiendo un gesto di carità verso un malato e quindi abbiamo anche noi l’invito a “dedicare un po’ di tempo ai parenti e agli amici, ai malati, ai lontani. Si tratta di gesti profondamente umani e cristiani allo stesso tempo: tante persone si accorgeranno solo da una visita, da un sorriso ricevuto che è Domenica anche per loro. È necessario riconoscere il valore di
queste azioni perché l’egoismo della «vacanza» non venga a spegnere questa luce di carità e di fede” (GdS, 37).
Anche la visita Domenicale al cimitero, quando veniva fatta si iscriveva “in quella visione di fede che fa della Domenica l’annuncio dell'”ottavo giorno”: quel sereno pellegrinaggio non è solo rimpianto per la persona estinta; è anche, e soprattutto, un atto di fede, una professione di speranza. La consapevolezza di un legame che sopravvive alla morte, nell’attesa dell’incontro definitivo, ultimo, felice, del giorno eterno su cui non scende mai tenebra, nel quale non ci sarà più né morte né separazione” (GdS, 38)
La Domenica, quindi, non è soltanto il “Giorno del Signore”, ma il nostro giorno, il giorno della comunità, il giorno in cui come rispose Emerito, dei martiri di Abitène, al proconsole che lo interrogava: “Sine dominico non possumus”; non possiamo, cioè, né essere né tanto meno vivere da cristiani senza riunirci la Domenica per celebrare l’Eucaristia, per ascoltare l’insegnamento di Gesù e per crescere nell’amore a Dio e ai fratelli e le sorelle
Don Stefano Ulivi, pievano di Barberino di Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello –28 Gennaio 2024




