VICCHIO – Caro Luca, ho finito proprio in questo momento di leggere il tuo libro, Memoria. I primi cinquant’anni della mia vita da “diversabile” (Borgo San Lorenzo, Il Filo, 2015, 1a ristampa), e, come ti avevo promesso, scrivo in sintesi le mie impressioni. Devo dire che mi è piaciuto molto, tanto che, appena girata l’ultima pagina, ho consigliato di leggero ai miei figli, Leonardo e Federico, facendolo passare assai rapidamente dal mio tavolo al loro comodino.

Gliel’ho consigliato perché, accanto a belle foto, dediche, aforismi e divertenti calembours, il tuo è un libro non solo di fatti, ma anche di riflessioni. Fatti e riflessioni di una vita che richiamano inevitabilmente fatti e riflessioni della e sulla vita del lettore, della e sulla nostra vita.
E’ un libro che esprime acutezza, sensibilità e coraggio; tanto coraggio. Mi è piaciuta la tua capacità di guardare la realtà ed in particolare la tua realtà con fede, realismo e, come direbbe un altro famoso “diversabile”, il cantautore Pierangelo Bertoli, “a muso duro”.
E’ così che ho vissuto, pagina dopo pagina, il tuo incontro con la vita, un incontro non facile, da persona “dotata” “di abilità diverse”, fatte sì di difetto di funzioni motorie, ma anche di abbondanza di agilità di mente e di cuore. Sei commovente – nel senso etimologico di cum movēre, muovere insieme, provare insieme in modo sintonico sentimenti e affetti -, quando parli con franchezza delle tue disabilità, del tuo apparire “buffo e piccolo a 11 anni”, del tuo avvertito senso di isolamento; sei acuto, quando parli di “divisione” e “condivisione”; concepita, si deduce, la prima come un limite ed un fattore di indebolimento e la seconda come una rottura di confini e di barriere ed elemento di arricchimento; sei coinvolgente, quando, di conseguenza, definisci “la spina bifida e l’idrocefalo, ricchezze da condividere con tutti”; sei profondo, quando indugi sulla differenza fra conoscenza ed amicizia, sottolineando come la prima sia un’entità esteriore tendente a rimanere in superficie e l’amicizia un legame più interiore e profondo; appari di una fede incrollabile, quando affermi che hai accolto le tue disabilità come “doni d’amore misteriosi di Dio Padre, non Suoi castighi”; sei interessante, quando riflessi sul tuo segno zodiacale, i Pesci, in relazione ai rapporti interpersonali e al silenzio che talvolta si fa mutismo; assumi una fisionomia spiccatamente familiare ed affettuosa quando parli di nonni, genitori, fratello e nipoti; sei originale, quando definisci la domenica e i giorni festivi, di ponte, di sciopero, di vacanza “giorni del diavolo”, perché mortificano la tua aspirazione alla comunicabilità; sei divertente, quando esprimi i tuoi aforismi (“La vita è per alcuni un gioco e per altri un giogo”; “Roma antica è romantica”).
Pertanto, complimenti, Luca, amico con le stampelle, ma con una mente, un cuore ed una fede con gambe di gazzella!
Bruno Becchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 giugno 2016






