Alcuni giorni fa un intervento di Gianni Frilli ha sostenuto le ragioni della privatizzazione della Centrale del Latte di Firenze. Ora gli risponde Giacomo Matteucci, segretario dell’Unione Agricoltori di Firenze.
Le Centrali pubbliche del latte furono istituite da una legge che, alla fine degli anni ’30, conferì il monopolio della vendita del latte pastorizzato. L’intento legislativo era volto alla tutela della salute, avuto riguardo del particolare tipo di alimento e in considerazione delle sue possibili capacità di essere veicolo di malattie. La “mission” è rimasta la stessa, con l’evolversi, tuttavia, dei tempi che pongono domande su chi e come debba farsi carico dell’interesse collettivo. La storia della Mukki si condensa con la fusione delle centrali pubbliche di Firenze con quella di Pistoia nel 1982 e il successivo allargamento, nel 1993, con quella di Livorno. Da notare che il soggetto cui sono rivolte attenzioni è la cittadinanza, e non una parte di essa.
Ma cosa si intende per interesse collettivo? Ciascuno potrebbe fornire svariate ipotesi ma sicuramente quella maggiormente appropriata è riconducibile a quell’interesse che agevola nei bisogni primari una larga fascia di popolazione. Verrebbe da chiedersi se oggi è il tablet o il diritto alla nutrizione, oppure le lotterie rispetto al lavoro, ma, fuori dalle righe, sarebbe certamente erroneo non considerare aspetti strategici ed organizzativi della società. Chi progetta un insediamento antropico considera le fognature, gli allacciamenti idrici, elettrici, la rete stradale i parcheggi, le scuole ecc. altrimenti un agglomerato di case avrebbe problemi per soddisfare le necessità di chi le va ad abitare. Una società civile, complessa, deve considerare come aspetto strategico anche alcune particolarità che al cittadino possono sfuggire ma non dovrebbero ad un attento amministratore. In un mondo globale ove la ricerca del profitto con regole di ingaggio differenti non pone tutti con le stesse opportunità, occorre capire quali sono le priorità e gli obiettivi da raggiungere.
La gestione pubblica o senza scopo di lucro non significa che debbano esserci PERDITE economiche, bensì che gli avanzi gestionali possano, anziché essere incamerati, come nel caso privatistico, “rimessi in gioco”. La Mukki svolge un anello importantissimo di giunzione di una filiera che si conclude con il consumatore, occupando direttamente e indirettamente tante persone fino a giungere alla PRODUZIONE PRIMARIA (gli agricoltori) che, fra l’altro, svolgono l’importantissimo presidio rurale di salvaguardia del territorio che, diversamente, qualcun altro sarebbe chiamato a svolgere. Quel qualcun altro che mantiene in ordine la Sieve e i suoi affluenti, o che salvaguarda strade come la Faentina, per fare esempi chiari e definiti. E se i terreni a nord dell’invaso di Bilancino anziché essere gestiti da un’azienda agricola fossero occupati da chi produce scaffali o pistoni sarebbe la stessa cosa? Quanto costerebbe alla collettività spogliarsi di una gestione sana ed efficiente? Ma soprattutto quanto costerebbe al Mugello?
Giacomo Matteucci





